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L’edificio ha una pianta rettangolare, agli angoli della quale si innalzano le torri, collegate da un cammino di ronda di diverso spessore e 9,65 metri di altezza.
L’elemento che più spicca è la torre del Moral, a pianta ottagonale. La copertura di questa torre era originariamente piana con merli, ma nel XVIII secolo fu sostituita da una volta ottagonale in mattoni. In questa torre fu imprigionato l’ultimo sultano nazarí, Boabdil, durante la Battaglia di Lucena (1483).
Si conservano anche la torre delle Dame, quella dell’Omaggio e quella del Coso. Al centro si apre un ampio cortile d’armi. Da questo cortile si accede alla torre del Moral mediante una scala esterna.
Tutto il recinto è a sua volta circondato da un’altra cinta muraria esterna, alta sei metri e spessa due, dove si trova il “fossato” o “camminamento di difesa”. A livello del suolo del fossato si aprono numerose feritoie, in particolare nei tratti Nord e Ovest della muraglia. Ce ne sono altre allo stesso livello del cammino di ronda. Si conserva ancora una porta almohade con arco acuto nel lato Nord della muraglia.
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La necropoli ebraica di Lucena è il sito funerario più grande e meglio conservato in Europa di questa cultura. Ha una superficie totale di oltre 3.700 metri quadrati.
Fu scoperta il 20 ottobre 2006, mentre si stava costruendo la nuova Ronda Sur a Lucena. Il fatto fu del tutto casuale, poiché un cittadino portava a spasso il suo cane sul colle Hacho, e il cane aveva in bocca un femore umano. La Polizia e l’archeologo comunale furono avvisati e si verificò che l’osso proveniva da un cimitero ebraico datato tra l’anno 1000 e il 1050. All’epoca, Lucena era conosciuta come Elí Hoshaná, la “Perla di Safarad”. Erano tempi di massimo splendore ebraico in città.
In totale furono scoperte fino a 346 tombe. Di queste, 196 conservavano i resti dei defunti, orientati verso Gerusalemme. Uno di loro era un uomo che arrivò a misurare tra i 2 e i 2,20 metri di altezza, per cui poteva soffrire di gigantismo. L’Università di Granada studiò tali resti. Tra i pezzi archeologici rinvenuti si trova una delle poche lapidi ebraiche ritrovate nella Penisola Iberica. Le sue iscrizioni furono analizzate dal dottore in Filologia Semitica Jordi Casanovas Miró. Oggi questa lapide (secoli VIII e IX) si può vedere presso il Centro di Interpretazione di Lucena.
I resti delle tombe furono esumati, ma la comunità ebraica si espresse contro questa decisione. Alla fine, nel dicembre 2011 si optò per la reinumazione di tali resti, secondo il rito ebraico e con il sostegno della Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna. Lo spazio occupato dalla necropoli rimane dunque un luogo sacro.
Successivamente, iniziarono i preparativi per aprire il sito al pubblico. Fu recintato il perimetro dell’area. Fu costruito un Muro del Pianto. Furono inoltre installati alcuni pannelli informativi sulla comunità sefardita in Spagna e a Lucena, e sulla scuola talmudica.
Gli studiosi hanno identificato tre tipi di tombe e due sottotipi:
Furono ricreati quattro tipi di tombe secondo i diversi metodi di sepoltura scoperti.
Il 27 settembre 2013 la necropoli è stata aperta al pubblico, essendo una delle poche che si possono visitare, insieme a quelle di Plasencia e Segovia.
Grazie al ritrovamento di questa necropoli e alla sua valorizzazione, Lucena appartiene alla Rete delle Giuderie di Spagna.

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