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Intorno a una delle vie di uscita della città si formò, a partire dalla metà del III secolo d.C., un cimitero che crebbe considerevolmente da quando vi furono sepolti i resti di san Fruttuoso. I cristiani fecero della sua tomba un santuario costruendovi due basiliche all’inizio del V secolo, oltre ad altri edifici e numerose tombe (mausolei, sarcofagi, lapidi musive, ecc.).
Attualmente è possibile visitare un’area della Necropoli Paleocristiana (che inoltre accoglie i principali reperti nel Museo monografico) e un altro settore nei sotterranei di un centro commerciale.
Data di costruzione: III sec. d.C.
Autore: Anónimo
Stile: Romanico classico
Categoria: Civile
Tipo: Complesso monumentale
Indirizzo e telefono
Orari
Prezzi
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Nel I secolo furono costruiti due lunghi acquedotti per rifornire d’acqua la città.
Il primo captava l’acqua dal fiume Gaià e aveva una lunghezza di circa 40 km. Il secondo la captava dal Francolí e la sua lunghezza era di circa 15 km. Il tratto più spettacolare conservato appartiene a quest’ultimo ed è un ponte di circa 217 m di lunghezza e 26 m di altezza massima che superava un burrone.
È costruito con grandi blocchi di pietra posati a secco, formando una doppia fila di arcate. È conosciuto popolarmente come Pont del Diable o Acquedotto delle Ferreres.

L’anfiteatro era un edificio destinato a spettacoli di lotte tra belve, combattimenti di gladiatori ed esecuzioni pubbliche.
Quello di Tárraco fu costruito all’inizio del II sec. d.C. e fu oggetto di restauri nell’anno 221, come indica l’iscrizione di 140 m, la più lunga di tutto l’Impero, che coronava il podio.
Attualmente si conserva parte della cavea scavata nella roccia, molto erosa, e una parte della gradinata meridionale, sostenuta da volte in calcestruzzo. Qui subirono il martirio, nell’anno 259, san Fruttuoso e i suoi diaconi. Per commemorarlo fu edificata, agli inizi del VI secolo, una basilica visigota, sulla quale venne poi costruita la chiesa medievale di Santa Maria del Milagro.

Nel 1896 fu posata la prima pietra del convento, sul terreno dello spazio occupato dall’altare maggiore. A forma di parallelogramma, dispone di un piano terra che nasconde un cortile che funge da chiostro, e ha quattro piani di altezza, mentre inizialmente ne aveva tre (più il piano terra), progettati dall’architetto Pau Monguió i Segura. I suoi muri furono realizzati in mattoni e pareti in muratura a secco.
Ma dell’edificio restano due elementi architettonici molto speciali che lo rendono ancora più singolare: la guglia che chiude la facciata e la lanterna del camerino che Josep María Jujol eresse nel 1918. La lanterna del camerino, che sporgeva dall’altare inferiore dedicato alla Vergine del Carmelo, è l’unico elemento che è sopravvissuto a tutte le avversità storiche che ha vissuto il convento. Sotto questo elemento fragile si trovavano l’altare e il tesoro della Vergine, un luogo molto caro agli abitanti di Tarragona e di cui non rimane nulla.
Il camerino eretto nel 1918 si delinea come una guglia che poggia su una base poligonale formata da aperture terminate in colombe che lo sorvegliano. Nel convento si formarono molti giovani della città. Ma il complesso sarà sempre ricordato perché vi si costruì la famosa Aguja del Carmen dal 1909 fino agli anni Ottanta dello stesso secolo.

Nel 1920 Josep María Pujol i de Barberá progettò per le sorelle Bofarull una casa d’abitazione situata all’angolo tra la Rambla Nova e la calle San Agustí.
Su entrambe le facciate vennero applicate una serie di elementi ornamentali molto comuni in altri edifici privati della città: case che privilegiavano due facciate, articolate come una cerniera; in questo caso sottili fasce verticali pendono da cerchi che abbelliscono balconi, bow-window, foglie e fiori distribuiti lungo le ringhiere in ferro e finestre sottolineate da potenti modanature.