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Castello del Moral

Storia

Il Castillo del Moral fu costruito dagli almoravidi dopo il loro arrivo a Lucena nel 1148 d.C., senza escludere la possibilità che esistessero fondamenta precedenti (romane e iberiche).

 

La sua posizione permetteva la difesa della Cora Cabra-Baena contro l’avanzata dei Regni Cristiani nella Penisola Iberica. Ma nel 1240, sia il castello che i villaggi finirono per essere conquistati da Ferdinando III di Castiglia. Da allora fu utilizzato come fortezza di frontiera di grande importanza.

 

Il castello fu donato al Cabildo di Cordova e all’Ordine di Santiago, successivamente. Nel 1342 fu acquistato da Leonor de Guzmán (amante del re Alfonso XI). Questa aveva già preso possesso del castello di Cabra (dove nacque il suo figlio illegittimo con questo monarca e futuro Enrico II). Dopo la morte di Leonor, il castello tornò nelle mani della Corona. Enrico II lo donò nel 1371 a Juan Martínez de Argote, che quattro anni più tardi lo donò a sua figlia María Alfonso de Argote (che sposò Martín Fernández de Córdoba, alcaide de los Donceles).
 

Proprio il ramo dei Fernández de Córdoba come alcaides de los Donceles ebbe un ruolo di grande rilievo nella guerra contro il regno nasride di Granada. E fu nella Battaglia di Lucena, avvenuta nel 1483, che Boabdil, l’ultimo sultano, cadde prigioniero e fu incarcerato nel Castillo del Moral. Con Granada in mano ai Re Cattolici nel 1492, il castello passò a una funzione domestica e fu residenza dei marchesi di Comares e alcaide de los Donceles. Tale proprietà non fu recuperata dalla monarchia fino al 1767.
 

L’edificio subì modifiche nel XVII secolo, con l’aggiunta di un giardino e di scuderie annesse; entrambi gli spazi furono però distrutti negli anni ’70 del secolo scorso per la costruzione dell’edificio delle Poste e Telecomunicazioni. L’acquisizione del castello da parte del Comune di Lucena avvenne nel 1926, in cambio del pagamento di quasi 40.000 pesetas ai duchi di Híjar.
 

Nel 1931 fu dichiarato Bene di Interesse Culturale. Quindici anni più tardi furono eliminate le parti che Luis Ramón Folch de Aragón aveva aggiunto nel XVII secolo, poiché tali parti ne alteravano l’aspetto difensivo originario.

Nel 1984 iniziarono i lavori di recupero dell’immobile. Alcune zone furono coperte per collegarle tramite il cortile d’armi, che iniziò già a essere utilizzato per eventi pubblici due anni più tardi. Nel 1989 fu consolidata la torre del Moral e nel 1997 fu installata l’illuminazione murale dell’edificio.
 

Successivamente, nel 2001, fu adattato per ospitare il Museo Archeologico ed Etnologico di Lucena. L’apertura delle sue prime due sale fu inaugurata il 6 dicembre di quell’anno. Un anno dopo, erano già aperte al pubblico sei sale. Il 28 febbraio 2003 furono inaugurate le sale dedicate all’Evoluzione dell’Uomo e alle Tre Culture. Nella Giornata Internazionale dei Musei di quello stesso anno (9 maggio) furono aperte le ultime due sale; il museo venne così a comporsi delle dieci sale che oggi si possono visitare.
 

Tra i pezzi di maggior rilievo di questo museo figurano quelli provenienti dalla grotta dell’Ángel.

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Indirizzo e telefono

  • Pl. de España, 1, 14900 Lucena (Cordova)
  • +34 957 50 36 62

Orari

  • Da lunedì a venerdì, dalle 10:00 alle 18:00. 
  • Sabato, dalle 12:30 alle 18:00.
  • Domenica, dalle 12:30 alle 15:00.

 

Prezzi

  • Tariffa intera (dai 17 anni): 3,50 €.
  • Ragazzi da 7 a 16 anni: 2 €.
  • Tariffa ridotta (disoccupati e pensionati): 2 €.
  • Gruppi a partire da 20 persone: 2 € a persona.
     

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Dove si trova

Cosa vedere a Lucena

La necropoli ebraica di Lucena è il sito funerario più grande e meglio conservato in Europa di questa cultura. Ha una superficie totale di oltre 3.700 metri quadrati. [+]

La necropoli ebraica di Lucena è il sito funerario più grande e meglio conservato in Europa di questa cultura. Ha una superficie totale di oltre 3.700 metri quadrati.
 

Fu scoperta il 20 ottobre 2006, mentre si stava costruendo la nuova Ronda Sur a Lucena. Il fatto fu del tutto casuale, poiché un cittadino portava a spasso il suo cane sul colle Hacho, e il cane aveva in bocca un femore umano. La Polizia e l’archeologo comunale furono avvisati e si verificò che l’osso proveniva da un cimitero ebraico datato tra l’anno 1000 e il 1050. All’epoca, Lucena era conosciuta come Elí Hoshaná, la “Perla di Safarad”. Erano tempi di massimo splendore ebraico in città.
 

In totale furono scoperte fino a 346 tombe. Di queste, 196 conservavano i resti dei defunti, orientati verso Gerusalemme. Uno di loro era un uomo che arrivò a misurare tra i 2 e i 2,20 metri di altezza, per cui poteva soffrire di gigantismo. L’Università di Granada studiò tali resti. Tra i pezzi archeologici rinvenuti si trova una delle poche lapidi ebraiche ritrovate nella Penisola Iberica. Le sue iscrizioni furono analizzate dal dottore in Filologia Semitica Jordi Casanovas Miró. Oggi questa lapide (secoli VIII e IX) si può vedere presso il Centro di Interpretazione di Lucena.
 

I resti delle tombe furono esumati, ma la comunità ebraica si espresse contro questa decisione. Alla fine, nel dicembre 2011 si optò per la reinumazione di tali resti, secondo il rito ebraico e con il sostegno della Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna. Lo spazio occupato dalla necropoli rimane dunque un luogo sacro.
 

Successivamente, iniziarono i preparativi per aprire il sito al pubblico. Fu recintato il perimetro dell’area. Fu costruito un Muro del Pianto. Furono inoltre installati alcuni pannelli informativi sulla comunità sefardita in Spagna e a Lucena, e sulla scuola talmudica.
 

Gli studiosi hanno identificato tre tipi di tombe e due sottotipi:

  • Fossa semplice: fossa semplice o di tipo camera, grotticella o nicchia laterale.
  • Fossa a gradini: la più comune della necropoli, poiché è la tipologia di ben 176 tombe rinvenute. Presentano un gradino, sui lati nord e sud o su tutti i lati. Si faceva così per separare la parte inferiore della fossa da quella superiore, che era riempita con la terra estratta per fare la fossa. I due livelli erano separati da assi o tavole di legno, oppure da pietre (tegulae). La pianta della fossa superiore era di quattro forme: rettangolare, quadrata, ovale e ovalizzata, mentre quella della fossa inferiore poteva essere rettangolare, ovale, ovalizzata o antropomorfa
  • Fossa mista: qui si univano in un’unica fossa le due tipologie precedenti, la fossa a gradini con la nicchia laterale o grotticella.

Furono ricreati quattro tipi di tombe secondo i diversi metodi di sepoltura scoperti.
 

Il 27 settembre 2013 la necropoli è stata aperta al pubblico, essendo una delle poche che si possono visitare, insieme a quelle di Plasencia e Segovia.

 

Grazie al ritrovamento di questa necropoli e alla sua valorizzazione, Lucena appartiene alla Rete delle Giuderie di Spagna.

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