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L’edificio sorge su resti romani che si possono contemplare e, dallo stesso, tramite un passaggio sotterraneo si accede al teatro e all’anfiteatro.
Possiede un’eccellente collezione di materiali artistici dell’epoca romana: elementi costruttivi, sculture, pitture, mosaici, numismatica, stoviglie, corredo domestico, ecc. Include buona parte della collezione visigota della città.
Costituisce un centro turistico e di informazione di primo livello, poiché vi si celebrano congressi, conferenze, corsi, mostre e molte altre attività di ambito nazionale e internazionale.
Data di costruzione: Sec. XX (1981 -1985)
Autore: Rafael Moneo
Stile: Contemporaneo
Categoria: Museo
Tipo: Museo
Indirizzo e telefono
Orari
Prezzi
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Fu fatta costruire da Abd al-Rahman II. Nell’anno 835 d.C. (mese di Rabiʿ II del 220 secondo quanto riportato nell’iscrizione in marmo sopra la porta di accesso) i lavori furono terminati.
I principali obiettivi che ne motivarono la costruzione furono quelli di servire da protezione ai suoi governanti e sudditi durante le costanti sollevazioni emeritensi, oltre a dominare il passaggio offerto dal ponte sul fiume Guadiana.
Il perimetro dell’Alcazaba è di circa 550 metri. Le mura, spesse circa 2,70 metri e alte 10 metri, sono costruite per lo più con blocchi tratti da precedenti opere romane e visigote in granito e, a riempimento della struttura, terra, pietre e malta.
Addossate al muro si distribuiscono circa venticinque torri a base quadrangolare che fungono anche da contrafforti.
L’accesso principale al recinto è fiancheggiato da due torri e due portali in cui predominano gli archi a ferro di cavallo.
All’interno si conserva la cisterna che forniva l’approvvigionamento idrico alla guarnigione. Spicca in particolare la doppia scala che scende fino al deposito dell’acqua.
Addossato alle mura sul lato nord si trova il Conventual di Santiago, edificato dai cavalieri dell’Ordine nel 1230, dove installarono la Casa dell’Ordine e la Commenda.
Il complesso è stato recentemente restaurato e attualmente è utilizzato come sede della Presidenza della Junta de Extremadura.

Situato molto vicino al Teatro, è collegato ad esso da un breve passaggio che unisce entrambi i monumenti. Per questo motivo fa parte del Complesso Archeologico di Mérida, uno dei principali e più estesi di Spagna. È stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO.
Era una costruzione più popolare dello stesso teatro. Fu inaugurato nell’anno 8 a.C. Al suo interno avevano luogo i combattimenti tra gladiatori, tra belve o tra uomini e belve. Si chiamavano venationes.
Si tratta di un edificio scolpito e scavato al centro di un rilievo, sui versanti del colle di San Albín. Ha forma ellittica, con l’arena a pianta di croce e una capienza di 14.000 spettatori.
L’asse principale misurava 126 metri e quello minore 102 metri. L’arena misurava 64 per 41 metri. Essa disponeva di una fossa bestiaria al centro, che veniva coperta di legno e sabbia. Ospitava gli animali che affrontavano i gladiatori.
È composta da una gradinata con ima, media e summa cavea, e da un’arena centrale. Disponeva di scale –scalae– e di un corridoio che metteva in comunicazione le diverse parti –cunei–.
L’ima cavea disponeva di una fila riservata alla classe dirigente e di altre dieci per il pubblico plebeo. Furono costruite due tribune ai due lati dell’asse minore, una sopra il corridoio di ingresso e l’altra di fronte. Sotto di esse sono state rinvenute le iscrizioni che datano l’anfiteatro.

Dopo la riconquista del 1229 fu il luogo scelto per erigere la chiesa dedicata a Santa Eulalia, la patrona della città, perseguitata e martirizzata all’epoca di Diocleziano.
La primitiva basilica dovette essere costruita nel V secolo d.C. In epoca islamica l’edificio dovette essere abbandonato.
Sarà nel XIII secolo, dopo la conquista della città da parte di Alfonso IX, quando il tempio verrà ricostruito, con notevoli modifiche.
Ha pianta basilicale con tre navate e testata tripartita con absidi semicircolari, dove la navata principale misura approssimativamente cinquecento metri. Spiccano le cappelle laterali all’altare maggiore e la porta destra della facciata in stile romanico. Alcune note degli inizi del gotico si osservano nell’arcata cieca a sesto acuto che racchiude aperture rettangolari.
All’interno spiccano il soffitto a cassettoni che copre le sue volte e i capitelli, alcuni dei quali provengono dal tempio visigoto.
Gli scavi nel sottosuolo della Basilica realizzati dal 1990 hanno portato alla luce il recinto sotterraneo oggi visitabile. In questa cripta sono emersi importanti resti romani e visigoti, tra cui spiccano i vestigi del primo mausoleo martiriale di Santa Eulalia, tardo-romano, sopra e intorno al quale fu edificata la basilica visigotica, il cui frontale superiore è stato salvato dalle demolizioni e continua a chiudere l’abside dell’altare maggiore.
All’esterno si conserva il famoso "hornito" costruito in onore della martire Santa Eulalia, con i resti di quello che fu un tempio classico sormontato da ornamenti barocchi, dedicato al dio Marte. Dei resti del tempio a Marte si conservano parte di un entablamento corinzio, composto da una cornice e da un fregio sul quale si può leggere MARTI SACRVM VETTILIA PACVLI (consacrato a Marte da Vettilia, moglie di Paculo) e alcune architravi, paraste e architravi. È diventato un autentico centro di venerazione popolare cristiana.

È conosciuta con il nome di "Casa del Mitreo" per la sua prossimità ai resti rinvenuti nell’area occupata dall’Arena, legati al culto di Mitra. Situata sul versante meridionale del colle di San Albín. Costruita in muratura con rinforzo di blocchi squadrati agli angoli. La casa, disposta attorno a tre cortili, dispone di stanze familiari, ambienti commerciali o artigianali, giardini e terme.
Attorno ai peristili o cortili porticati con giardino interno si articolano il resto degli ambienti, decorati con mosaici e pitture murali di straordinaria qualità e ricchezza di colori. Spicca il celebre Mosaico Cosmologico, rappresentazione allegorica degli elementi della natura (Cielo, Terra e Mare) presieduta dalla figura di Aion (eternità).

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